Oggi, 25 luglio 2017

L’offerta di acquisto proposta qualche settimana fa da parte di una controllata di Mediaset, Ei Towers, ha fatto molto discutere, soprattutto per una questione di opportunità politica.  Non è questa l’unica operazione di Ei Towers che punta ad un radicale riposizionamento nel mercato, forte degli utili prodotti nell’anno 2014.

La controllata di Mediaset infatti ha avuto una crescita del 14% e ulteriori ricavi saranno previsti nel 2015, soprattutto se alcune operazioni ad oggi in fase di trattativa avranno successo. L’obiettivo dichiarato di Ei Towers è quello di creare una grande infrastruttura capace di competere con i colossi europei.

In Europa infatti, nella maggior parte dei paesi c’è un unico operatore che si occupa della trasmissione dei segnali, sia per quanto riguarda le emittenti televisive che gli operatori mobili. In Inghilterra c’è una società privata, Arqivia, che comprò le torri della BBC nel 1997; in Francia c’è Tdf, una controllata di un gruppo di investitori privati che gestisce interamente le torri Tv di tutto il paese; in Spagna c’è Albertis, una multinazionale che oltre alle telecomunicazioni gestisce anche infrastrutture di trasporto.

Quando negli altri paesi vige il monopolio sulla gestione della trasmissione dei segnali, competere con un mercato interno frammentato diventa molto difficile. Ei Towers e Ray way offrono praticamente lo stesso servizio, una loro fusione porterebbe certamente una riduzione dei costi e delle infrastrutture e renderebbe l’Italia competitiva rispetto agli altri paesi.

Non c’è un reale rischio di opportunità politica o conflitto d’interesse in merito a questa operazione, difficilmente chi ha il controllo delle infrastrutture può influenzare in qualche modo i contenuti di ciò che trasmette. L’anomalia italiana è un’altra:

Se è pur vero che in Inghilterra, Francia e Spagna c’è un monopolio per quanto riguarda le infrastrutture di trasmissione del segnale delle emittenti, è anche vero che chi detiene il controllo delle reti non è editore, in Europa c’è una netta separazione tra operatori di reti ed emettenti.

Il problema centrale quindi non è che ci sia un unico operatore di rete, necessario se non indispensabile per essere competitivi nel mercato, semmai è opportuno seguire l’esempio europeo nella sua totalità: operatore unico di trasmissione dei segnali ma separazione tra operatori di rete e fornitori di contenuto. In questo modo l’Italia si avvicinerebbe al sistema europeo diventando più competitivo e garantirebbe al suo mercato interno maggiori opportunità di investimenti.