La strategia sui contenuti originali premium di YouTube si fonda platealmente su un modello di progressiva espansione verticale, a copertura del maggior numero possibile di nicchie ignorate o mal servite dalla programmazione tematica di pay TV.

Una strategia perseguita a suon di seed funding tra 1 e 5 milioni di dollari a canale, implementata finora solo sul mercato USA (ma si parte dall’autunno anche in Gran Bretagna) e caratterizzata da una formula di palinsesto ibrido: qualunque trasmissione è perennemente fruibile on demand, incluse le sempre più frequenti dirette, e tuttavia all’interno dei singoli canali vige una rigida calendarizzazione giorno per giorno, settimana per settimana. L’intelaiatura di un TV network tradizionale calata in una piattaforma che fa dell’interattività il suo DNA.

È uno schema che si ripete con sistematica, quasi ossessiva regolarità. Non cambia nulla che si tratti di sport estremi o di frizzanti tutorial di taglio educational, di talk sulle mamme o di gossip sui divi dello spettacolo, di videogames, di zombie da ridere o di moda e bellezza, solo per limitarsi ad alcuni dei target entrati di prepotenza nel mirino di Mountain View.

Ma per spingere gli sponsor di lusso a migrare quote consistenti di budget verso l’online video in generale, e YouTube in particolare, il modello editoriale da solo non può bastare. Il successo alla lunga è funzione dell’esecuzione e del cash investito.

O se preferite, come sosteneva Bill Gates nel 1996, Content is King. Il Contenuto è Re. Tutte le risorse disponibili vanno stornate a difesa – o in questo caso a conquista – del trono.

Si spiega così perché ieri sera, durante la “sua” serata-evento agli Upfronts del digitale, il responsabile globale delle iniziative di Google nel mondo dell’informazione e dello spettacolo, Robert Kyncl, non ha insistito più di tanto sulle novità in arrivo in termini di divi e format. Sebbene non siano novità da poco, come vedremo.

Kyncl ha snocciolato statistiche di visualizzazioni ed esaltato alcune eclatanti case history di vlogger arrivati alla fama partendo da una webcam, ma soprattutto ha puntato su un numero: 200 milioni di dollari. È quello che YouTube spenderà in comunicazione nei prossimi mesi per promozionare i suoi canali originali e in esclusiva presso il grande pubblico.

Inutile dirlo, si tratta di cifre da grande broadcaster. Il ragionamento è semplice, ed è rivolto agli inserzionisti tentati dalla fuga, via dalle TV in crisi d’ascolti: «se Google per prima si impegna con una campagna marketing da 200 milioni di dollari – ha sintetizzato Kyncl – non può esserci più nessun timore sulla fiducia che nutriamo nell’audiovisivo e sulla priorità a lungo termine che gli è assegnata nei piani industriali di Eric Schmidt e Larry Page».

A velocità impreviste per la semi-totalità degli addetti ai lavori, le puntate della scommessa sulla Nuova TV di YouTube continuano dunque a crescere a ritmi esponenziali. Crescono sul fronte investimenti, crescono sul fronte contenuti. Lo attestano, come anticipavamo, i progetti presentati nelle ultime ore ai Digitas New Fronts di New York, in prevalenza legati al cinema d’autore.

Per chi è attratto da storie con personaggi femminili carismatici e sfaccettati debutterà tra metà e fine Maggio un intero canale: WIGS.

Affidato alle cure di Jon Avnet – produttore de Il Cigno Nero e del cult anni ’80 Risky Business, nonché regista di Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del Treno – e di Rodrigo Garcia, veterano delle fiction HBO e autore del recente Mother and Child, WIGS alternerà brevi seriali, documentari e cortometraggi interpretati da attrici del calibro di Julia Stiles, Jennifer Beals, Jennifer Garner e Virginia Madsen. Le protagoniste di Save the Last Dance, Flashdance e Alias incontrano YouTube…

Privo di confini narrativi specifici, è invece The Picture Show, altra new entry googliana con illustri padri. O meglio, illustri “padrini”. In questo caso dietro l’operazione c’è Robert De Niro attraverso la sua Tribeca Enterprises (la società che gestisce il Tribeca Film Festival).

De Niro si è accordato con i Maker Studios, aggregatore di stelle virali sotto il cui ombrello manageriale figurano Top YouTuber come Ray William Johnson, KassemG, Lisa Nova e Shay Carl. Un simbolo dell’entertainment classico insieme ai simboli dell’entertainment in streaming.

Difficile trattenere la curiosità, tanto più che le premesse di The Picture Show parlano di una programmazione di webseries e short movies all’insegna di una stretta collaborazione creativa tra lo staff del Tribeca e i migliori talenti del gruppo Maker Studios.

Alzi la mano chi avrebbe immaginato, appena un paio d’anni fa, di vedere De Niro e Ray William Johnson a braccetto in un palinsesto di cinema indipendente e fiction arthouse, distribuito solo e soltanto in larga banda, sulle “frequenze” di YouTube.

Ovvero quel coacervo di cani sullo skateboard e orride riprese al cellulare di capitomboli e altre amenità che sembrava milioni di anni luce lontano dalla impeccabile qualità della cara, vecchia TV.

di Andrea Materia

Twitter: @andreamateria

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One Response so far.

  1. [...] l’industria della televisione Internet-based e dei contenuti web-nativi non risolverà l’enigma statistico, chi si attende un suo rapido boom di ricavi andrà incontro a [...]



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