Domenica, quando di tweet in tweet è rimbalzata la notizia, anticipata da un reporter di Variety, di un imminente film sulla vita di Steve Jobs interpretato Ashton Kutcher (The Butterfly Effect, Oggi sposi… niente sesso, Notte brava a Las Vegas), l’immediata reazione collettiva della twittosfera è stata di etichettarlo come un pesce d’Aprile. Era il primo del mese, d’altronde.

Quando sono però arrivate altre conferme autorevoli, ad esempio dall’Hollywood Reporter, rivale storico di Variety, hanno iniziato a fioccare foto e speculazioni di ogni sorta. In effetti la somiglianza tra Kutcher e il giovane Jobs anni ’70 è impressionante.

La pellicola, una produzione indipendente a basso budget, racconterà la “meteorica ascesa da hippie a co-fondatore della Apple” del genio visionario recentemente scomparso. Regia di Joshua Michael Stern. Le riprese inizieranno a Maggio, salvo stop di natura legale (per nulla improbabili in circostanze simili).

Mentre a casa Cupertino si parla soprattutto di cinema – una naturale pausa dopo gli exploit di Marzo con la presentazione del new iPad e del modello aggiornato di Apple TV – movimenti importanti sul fronte Connected TV si registrano dalle parti di Mountain View.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano economico francese Les Echos, Sony avrebbe fissato per Settembre la data dell’atteso debutto europeo dei set-top box basati su tecnologia Google TV. Quantomeno quelli firmati dal costruttore giapponese…

Non è infatti dato sapere se altri licenziatari della piattaforma googliana per Smart TV siano in procinto di bruciare sul tempo Sony da qui all’estate. Può darsi avvenga, ma non con set-top box, bensì con televisori veri e propri al cui interno è installato il software Android-powered di Big G. Annunci al riguardo si attendono dalle coreane Samsung e LG.

Come noto, l’inaugurale e fallimentare “scatoletta” targata Google TV, il Revue di Logitech, è apparsa solo sul mercato americano, prima di venir ritirata da negozi e fabbriche per scarse vendite (meno di un quinto di Apple TV, da un terzo alla metà dei device dell’arrembante Roku, si ignorano i dati precisi di Boxee).

Il direttore marketing di Sony Francia, Stephane Labrousse, ha specificato che saranno commercializzati due differenti dispositivi: un media player puro con pulsanti sul telecomando per accedere all’immenso marketplace di applicazioni di Google Play, al prezzo di 200 euro, e un lettore Blu-Ray che integra l’hardware del media player, a 400 euro. È ipotizzato un lancio simultaneo in Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna. Nessuna menzione, per ora, dell’Italia.

L’iniziale commento degli analisti ha sottolineato l’eccessivo pricing del box Sony, il doppio dei concorrenti Apple e Roku. Il costo fuori standard del Revue è considerato la causa numero uno del suo flop negli Stati Uniti.

Nel frattempo, sul palco del MIPCube, l’affollatissima conferenza sul futuro della televisione in corso a Cannes, dichiarazioni tanto controverse quanto interessanti sono arrivate dal direttore tecnico di Zeebox, Anthony Rose, già Chief Tech Officer dell’iPlayer di BBC.

Immesso sull’App Store dedicato ad iPhone e iPad lo scorso Novembre, Zeebox è un’applicazione gratuita per per sfruttare Twitter e Facebook mentre vanno in onda i programmi TV, con informazioni aggiuntive, giochi, opzioni di chat e pulsanti per invitare gli amici a sintonizzarsi sullo stesso canale, nonché numerose promozioni commerciali click-to-buy.

In Inghilterra sono già 300.000 i suoi utenti attivi, ma il tasso di crescita è impressionante (15.000 l’ora alcune settimane fa, quando è andato in onda su BSkyB un divertente spot intitolato “Vuoi interagire con me?”). Nei prossimi due mesi Zeebox esordirà anche sul mercato USA, a cui dovrebbero seguire Australia, Francia e Germania entro la fine del 2012.

Al MIPCube, Anthony Rose si è scagliato contro le smart TV, ritenute “scimmiesche” a causa di nocive guerre tra costruttori e broadcaster sul fronte applicazioni, interfacce e controlli proprietari. Uno scontro ideologico che avrebbe arrestato l’innovazione, rendendo assai poco “smart” le smart TV.

«Puoi acquistare il tuo fantastico televisore Internet-connesso, guardare uno show in diretta, e, dopo circa 18 click, forse trovarti dalle parti di un App Store. Dove ovviamente nessuno va. Oppure puoi prendere l’iPad e in 60 secondi, a costo zero, scaricarti un’applicazione che ti fa interagire all’istante con la tua trasmissione preferita».

Rose è convinto che le TV rimarranno uno stupendo pannello ad alta risoluzione fondamentalmente stupido. A dargli istruzioni su cosa fare e dove andare saranno smartphone e tablet.

Un parere logicamente assai parziale, considerata la provenienza – il proprietario di una delle più ambiziose start-up nel segmento delle applicazioni di secondo schermo (una quota del 10% in Zeebox è stata rilevata a Gennaio da BSkyB per 10 milioni di sterline) – e tuttavia sufficientemente vicino a quello che molti ritengono un ritratto realistico della situazione da ottenere all’istante una profonda eco sulla blogosfera specializzata.

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One Response so far.

  1. [...] ufficiale. Con qualche mese di ritardo rispetto al previsto, Zeebox è sbarcato negli Stati Uniti. Come già anticipato qualche mese fa da Next-tv la piattaforma britannica, ideata un anno fa dal creatore del BBC iPlayer (la piattaforma di largo [...]



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