L’aggregato dei siti sotto l’egida di Yahoo ha raggiunto a Febbraio, secondo le stime comScore, 173 milioni di visitatori unici americani. Dietro Google (220 milioni) e Microsoft (186 milioni), è il “terzo polo” del web made in USA.

Nelle sue vesti storiche di motore di ricerca, Yahoo vive però una marcata, progressiva e inarrestabile flessione: la sua quota di mercato è scivolata dal 20,5% del 2009 al 17% del 2010 al 16% del 2011 fino all’attuale 14%. L’unica nota positiva è nel numero di queries generate da chi interroga l’algoritmo scritto da Jerry Yang e David Filo nel lontano 1994. Due miliardi e mezzo di ricerche al mese, la stessa identica cifra di tre anni fa.

A compensare il declino nell’antico core business ci pensa però l’online video. Sempre comScore ha rilevato a Febbraio 2012 un record di 61 milioni di spettatori per l’offerta di audiovisivo targata Yahoo. Un risultato che pone i videoportali di Sunnyvale all’immediata rincorsa di YouTube, in seconda posizione nella Top 10 assoluta, scavalcando VEVO e lasciando Facebook, Hulu e tutti gli altri a siderale distanza.

Merito di due concomitanti fattori: l’alleanza con broadcaster del calibro di ABC/Disney per veicolare le declinazioni Internet di alcune delle più popolari trasmissioni televisive d’oltre Atlantico, e la decisione di investire pesantemente nella produzione autonoma di contenuti video premium.

La partnership con ABC News, avviata appena 6 mesi fa (Ottobre 2011), da sola ha generato il mese scorso quasi mezzo miliardo di views (410 milioni per l’esattezza). Circa la metà dell’intero monte visualizzazioni (814 milioni di clip viste) attribuito al segmento informazione in streaming.

Con un prodigioso colpo di mano, Yahoo ha lasciato la concorrenza al palo: il suo pubblico è oggi del 163% superiore a quello di MSNBC.com, del 282% superiore a quello di CNN.com.

Tra le serie web-native lanciate dalla coppia ABC News / Yahoo, spiccano finora per traffico  Around the World with Christiane Amanpour (nuovo veicolo per interviste e speciali di politica estera della leggendaria inviata CNN durante la Guerra del Golfo e l’assedio di Sarajevo), This Could be Big with Bill Weir and The Newsmakers. Tutte e tre hanno raddoppiato gli “ascolti” dall’esordio autunnale in avanti.

Va forte anche l’edizione web di Good Morning America, l’Unomattina della Costa Est: 28 milioni di spettatori a Febbraio contro i 13 milioni dell’antagonista tradizionale Today.com (NBC), che invece in TV vince la sfida dell’audience lineare sin dagli anni ‘90.

Nessuno stupore, dunque, se nei piani della dirigenza Yahoo si sia d’improvviso inserita una forte espansione del palinsesto dedicato alle news. Sia con spin-off come il reality Remake America (settimana dopo settimana, città dopo città, le famiglie colpite dalla crisi economica raccontano la loro “versione” di questo anno elettorale) che con lunghissime web dirette sulle primarie repubblicane, e dall’estate in avanti sulla corsa alla Casa Bianca.

Attualità a parte, sul versante musicale Yahoo ha appena firmato un accordo con VEVO per distribuire in via non esclusiva il suo archivio di videoclip musicali; l’intero catalogo VEVO è disponibile, come noto, su YouTube, sebbene siano insistenti le voci di un cambio di maglia imminente in direzione Facebook.

Ma è nella produzione di varietà, talk e fiction originali, che Yahoo sta radicalmente variando il suo posizionamento storico, tallonando per ambizioni e investimenti i giganti rivali Google, Netflix, AOL e Hulu.

Dai tentativi nel filone comedy, con programmi come Sketchy e Funny or Die Presents: First Dates al patto siglato nei giorni scorsi con Vuguru, lo studio digitale fondato dall’ex boss della Disney Michael Eisner, il fiorire di iniziative è debordante.

Con Vuguru l’accordo prevede lo sviluppo combinato di format finanziati da Yahoo, che trattiene tutti i diritti di sfruttamento per gli States, lasciando alla squadra di Eisner il compito di vendere le licenze sui mercati internazionali.

Erin McPherson, vicepresidente di Yahoo con delega al video, ha anticipato ai cronisti dell’Hollywood Reporter che in questa fase l’obiettivo è di legare le proprietà intellettuali in gestazione ai grandi eventi del calendario politico e mondano. Ad esempio, verrà probabilmente dato il via libera a un thriller con un protagonista candidato a cariche elettive, per coincidere e agire in sinergia con la programmazione di “news presidenziali” in arrivo.

«Dobbiamo fare leva sui temi dove siamo già forti, dove già sappiamo di avere un pubblico coinvolto su base quotidiana», ha dichiarato la McPherson.

Va letto in quest’ottica anche il seminale contratto firmato con Anthony Zuiker, il creatore e producer di CSI: Scena del Crimine, per realizzare in autunno addirittura un lungometraggio inedito.

Intitolato Cybergeddon, 90 minuti di tensione e cyber-spionaggio a vertiginoso ritmo di adrenalina, l’opera debutterà direttamente in streaming su Yahoo. Di fatto, sarà il primo (web) TV Movie nell’era della Internet TV.

Esplorando la minaccia dei reati informatici – è salita a bordo anche Symantec nel ruolo di consulente tecnico e presumibilmente sponsor – Cybergeddon impatta su uno degli argomenti più sensibili e gettonati per i navigatori del pianeta.

Secondo Zuiker, «Yahoo ha compreso la necessità di non badare a spese per il progetto, garantendomi i mezzi necessari per farne un kolossal. A differenza delle pellicole estive di cassetta, che di norma debuttano in 5.000 sale, la sera della nostra premiere andremo di fronte a 50 milioni di spettatori, su altrettanti schermi, in decine di lingue e in ogni nazione della Terra».

Inevitabilemente, se la performance del film sarà soddisfacente, è già previsto per il 2013 un sequel in edizione seriale. Ma in attesa di futuri web-telefilm, da subito saranno operative applicazioni per iPad e iPhone per creare un’esperienza interattiva di secondo schermo di valore intrattenitivo equivalente a quella del prodotto audiovisivo.

Con un simile parterre di stelle e ambizioni, assume una sua logica la definizione che al suo interno si auto-assegnano i top manager di Yahoo: il “quinto network d’America” (dopo le quattro grandi generaliste ABC, CBS, FOX e NBC).

Nel mirino, ovviamente, c’è la torta pubblicitaria. Tra i cinquanta e i sessanta miliardi di dollari l’anno che fluiscono nelle casse delle emittenti TV, contro gli appena 3 miliardi destinati nel 2011 ai content provider digitali.

Ai soli Upfronts di Maggio, l’anno scorso, i broadcaster della televisione in chiaro e pay hanno strappato anticipi dagli inserzionisti per 9 miliardi di dollari. Il triplo di quanto tutte le Internet TV, da YouTube in giù, incassano in un intero anno con pre-roll e altre forme di video advertising.

Non è dunque né casuale né estemporanea la decisione di Yahoo di fare fronte comune con i più acerrimi concorrenti – in particolare Google, Hulu, Microsoft e AOL – per organizzare insieme a New York, ad Aprile, i primi Upfronts dell’audiovisivo in larga banda.

Sarà l’occasione per presentare dal vivo agli inserzionisti i “palinsesti” autunnali e iniziare così a strappare budget commerciali in altre epoche allocati automaticamente alla TV. O se preferite, per ribaltare, 3 miliardi di dollari alla volta, gli odierni equilibri dell’ecosistema mediatico, dentro e fuori gli States.

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3 Responses so far.

  1. [...] dunque senso che, via via che gli operatori di pay streaming alzano la posta della sfida ai grandi network TV, il brivido entri a far parte integrante della loro inaugurale ondata di fiction [...]

  2. [...] di Cybergeddon, lungometraggio di 90 minuti sulla minaccia del cyber-spionaggio che verrà diffuso in autunno, in esclusiva, da Yahoo. Per dimensioni di budget e battage promozionale, a prescindere dal riscontro effettivo di [...]

  3. [...] Yahoo. Oltre 60 milioni di utenti unici per Sunnyvale, che a buon diritto rivendica il suo ruolo di quinto TV network generalista d’America. Numeri identici a quelli della classifica precedente per quanto riguarda le platee, ma [...]



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