Se la scorsa estate le major avessero ceduto al richiamo dell’incasso immediato, vendendo Hulu e relative licenze in esclusiva a Google, ne sarebbe nato un colosso dell’online video irraggiungibile tanto per profondità del catalogo (sia di catch up TV che di show originali web-nativi) quanto per dimensione dell’utenza.

Basti pensare al tempo trascorso mediamente al mese dagli americani sui due videoportali: sommati assieme 638 minuti (448 YouTube + 189 Hulu), oltre 10 ore.

Di contro, riunendo tutti gli altri servizi di streaming nella Top 10 di comScore si arriva a malapena alla metà (340 minuti, cinque ore e mezza).

Ipotesi di realtà alternative che non sono mai accadute, e probabilmente mai accadranno. Quantomeno negli States, perché in Cina una situazione simile sta invece per verificarsi.

L’attuale incumbent del mercato locale, Youku, dall’Ottobre 2010 quotato a Wall Street, ha infatti proposto al management del rivale Tudou (a sua volta sbarcato al Nasdaq nell’estate 2011) di acquistare la maggioranza della società per una valutazione superiore al miliardo di dollari. Una cifra in apparenza generosa, se consideriamo che finora i capitali raccolti grazie agli scambi alla Borsa di New York non vanno oltre i 375 milioni di dollari.

Se approvata dai rispettivi consigli d’amministrazione e dalle autorità competenti della Securities and Exchange Commission (SEC), la neonata entità si chiamerà Youku Tudou. Gli azionisti di Youku ne controlleranno il 71,5%, quelli di Tudou il 28,5%. Tudou conserverà nondimeno un suo branding autonomo e ovviamente il pre-esistente portale.

Curiosamente, neanche tre mesi fa le rispettive dirigenze erano ai ferri corti, lanciandosi reciproche minacce di causa per violazione del copyright.

Motivo del contendere la presenza su Youku di alcune puntate di Kang Xi is Coming, un popolarissimo talk show comico taiwanese, condotto senza peli sulla lingua dall’affascinante attrice Dee Hsu e dal macchiettistico collega Kevin Tsai.

Tudou, che ne aveva acquistato i diritti di replica online dall’emittente di Taipei Cti Variety, sosteneva che lo staff di Youku avesse autorizzato e incoraggiato gli upload non autorizzati. La vicenda si era poi risolta evitando di ricorrere alle vie legali.

Secondo le ultime rilevazioni fornite da Enfodesk di Analysys International, prima del merger Youku deteneva il 25,3% dei ricavi complessivi generati dal settore dell’audiovisivo online in Cina, contro il 14,5% di Tudou. Altre statistiche, compilate da iResearch (ma indietro di 6 mesi su quelle aggiornate di Enfodesk), parlano addirittura di una raccolta combinata che sfiora il 50%. Per la precisione il 49% (30% Youku e 19% Tudou).

Se guardiamo invece al computo degli spettatori regolari mensili, gli “ascolti” misurati da comScore per Gennaio 2012 vedono in testa Youku con 122 milioni di aficionados, ma incalzata da Tudou con 120 milioni (+6,5% in un mese). Youku è però largamente davanti per quantità di clip viste, 4,2 miliardi contro 2,6 dell’ormai ex avversario. Inoltre può vantare, qui il calcolo è di nuovo di iResearch, un pubblico su base quotidiana ben più ampio: 36 milioni di unici al giorno, il 60% più Tudou.

Qualsiasi siano i numeri esatti, peraltro soggetti a repentine variazioni in un mercato in così rapida espansione, l’unica certezza è che dalla fusione nascerà il leader incontrastato della Internet TV cinese, con abissale distacco sugli inseguitori più ravvicinati: Ku6, la declinazione video di Sohu.com e iQiyi, estensione nello streaming del tentacolare motore di ricerca Baidu (l’anti-Google di Pechino).

L’intero comparto industriale oltre la Grande Muraglia è del resto in crescita parabolica, con entrate salite del 48% nel quarto trimestre 2011 sul periodo corrispondente del 2010 e un +135% su base annua. A trainare il boom è l’incremento nel tasso di adozione dei collegamenti in larga banda nell’intero territorio nazionale.

In questo contesto l’idea di unire le forze tra i due player dominanti è stato dettato dall’esigenza di comprimere l’inarrestabile esplosione dei costi infrastrutturali, necessari per coprire la richiesta di video in HD da platee sempre più oceaniche. Ottimizzare il lato spese e quello tecnologico non è però l’unico punto a favore dell’allenza. C’è anche da considerare il vantaggio competitivo nel monetizzare la pubblicità a tariffe premium, giustificate dal raddoppio istantaneo dell’audience raggiungibile.

Non ultimo per importanza, va infine dato un non marginale peso al potere di leva che si otterrà nelle trattative per l’acquisizione delle licenze sui contenuti pregiati: fiction e kolossal di cassetta dei producer cinetelevisivi autoctoni, sceneggiati originali per il web di giovani filmmaker e talenti, nonché telefilm e film in arrivo dalle library hollywoodiane.

Ovvero le killer application con cui il gigante Youku-Tudou conta di sfidare ad armi pari, placet governativo permettendo, il primato della TV tradizionale lineare in Cina.

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