Le prossime frontiere della televisione passano attraverso le Connected TV. È stato uno dei temi al cuore del primo convegno Vecchia TV vs Nuova TV, organizzato la scorsa estate da Corecom Lazio per esplorare criticità e prospettive della filiera audiovisiva nazionale in questo decennio di sfide e trasformazioni epocali.

Tra i relatori che intervennero nell’occasione c’era Luca Tomassini, una carriera più che ventennale alle spalle nel settore delle tlc; è stato socio fondatore del Gruppo Franco Bernabè, amministratore delegato di Kelyan, Kelyan Lab, Xaltia, Electrosys, Itelco e Infoguard Italia, nonché dal 2008 senior Vice President di Telecom Italia Italia, dove ha diretto lo sviluppo dell’offerta editoriale IPTV, WebTV e TV Broadband, ideando e sviluppando la piattaforma distributiva CuboVision.

Oggi Tomassini è fondatore, presidente e amministratore delegato di Vetrya Spa, pioniere e realtà leader nel panorama dell’offerta di contenuti in italiano al pubblico della Streaming Generation (il loro servizio multiscreen PrimoItalia calca sempre più spesso le prime pagine della stampa specializzata).

Abbiamo chiesto a Tomassini di affrontare e sintetizzare in esclusiva per i lettori di Next-TV i punti essenziali delle dinamiche che si stanno innescando con la migrazione da una TV analogica e passiva a un consumo interattivo, personalizzato e always on, dedicando uno sguardo particolare alle peculiarità del mercato italiano.

Che cosa dobbiamo aspettarci dalla TV del futuro?

Non parlerei di futuro. Il futuro della TV lo stiamo già vivendo. La cross-medialità è una realtà e nel nostro Paese siamo solo all’inizio. Ritengo che lo sviluppo della convergenza tra internet e TV sarà più veloce di quanto pensiamo. L’evoluzione della TV sta nella convergenza tra televisione, Internet e device mobili, come smartphone, tablet e TV connesse.

Una evoluzione di un mondo che cambia tutto: industria ed ecosistemi televisivi consolidati. Del resto l’importante crescita dei device connessi alla rete, come smart TV, smartphone, tablet e game console configurano una fruizione multi-schermo, che introduce realisticamente il DNA di Internet sul classico modello di TV che conosciamo: la TV lineare.

Lo scenario di un’adozione di massa delle Connected TV è centrale in tutte le proiezioni di settore. Ma quando diventeranno davvero “maggiorenni” gli schermi a larga banda?

Le Connected TV – e più in generale tutti i dispositivi broadband in grado di trasferire il mondo dei contenuti Internet e del Web, opportunamente formattizzati,  su una TV – costituiscono lo “schermo aperto connesso alla rete Internet”. Sono il motore che consente di accelerare lo sviluppo della nuova TV convergente. Il device che porta i contenuti multimediali e i servizi classici della TV interattiva, come il video on demand, distribuiti via Internet sullo schermo televisivo.

Volendo azzardare una previsione ritengo che il 2012 sarà un anno chiave nello sviluppo di queste tipologie di device e dei servizi correlati. Il recente rilancio in chiave televisiva della Xbox di Microsoft, gli annunci di Apple con iTV e l’inarrestabile sviluppo dell’ecosistema Smart hub di Samsung si concretizzeranno in un modello di distribuzione complementare alla TV tradizionale.

Quali player nel panorama della Nuova TV?

Nuovi player per un nuovo mercato. Non solo più i broadcaster ma broadbander (sostanzialmente gli operatori di telecomunicazioni e gli Internet Service Provider), i principali vendor consumer electronics e i cosiddetti over the top.

Tutto questo accade in un contesto di mercato che, come è successo in passato con Internet e con il mondo dei servizi mobili, non è del tutto stabilizzato. A mio modo di vedere il raggiungimento dell’equilibrio è però molto vicino. Certo è che la sfida tra i diversi mondi è in corso e configura una arena competitiva tra i broadcaster, broadbander e vendor di consumer electronics. In alcuni casi, anche una complementarietà degli stessi.

La TV tradizionale attacca gli altri schermi connessi alla rete, facendo leva sulla propria produzione e/o library di contenuti. Gli operatori di telecomunicazioni e Internet Service Provider confidano di aggredire il mercato forti della posizione di trasporto e distribuzione (lo fanno con dei contenuti acquistati e devono necessariamente far quadrare i propri modelli di business) ed infine i vendor di consumer electronics che si ritrovano il vantaggio di possedere un proprio ecosistema fatto di device connessi e soprattutto di innovazione tecnologica.

All’interno di questa complessa alchimia industriale, come siamo messi noi italiani?

Lasciami dire che forse potevamo essere molto più avanti rispetto a dove siamo oggi. Le sperimentazioni di questo modello di distribuzione in Italia sono partite nel 2009. L’occasione da prendere al volo era quella dello switch-off del digitale terrestre. La domanda c’era e non è stata recepita da chi al tempo poteva fare il mercato.

Oggi si tenta di recuperare, con offerte di contenuti e con modelli di business insostenibili. Più in generale diciamo che siamo in ritardo, ma siamo italiani e troviamo sempre la soluzione a tutto. Ricordiamoci della telefonia mobile: eravamo gli ultimi in Europa e nel giro di qualche anno siamo diventati i primi. Questo per quel che riguarda le strategie industriali. Poi di problemi ne abbiamo altri. E’ indubbio che la chiave di sviluppo della Internet TV risiede nella infrastruttura di telecomunicazioni.

Per come siamo messi oggi sono fermamente convinto che non abbiamo bisogno di reti ultra broadband in questo momento. Lo avremo, sicuramente in futuro, ma con l’attuale infrastruttura degli operatori di telecomunicazioni italiani è possibile realizzare servizi di over the top TV che nulla hanno da invidiare alle Hulu e alle Netflix americane.

Naturalmente occorre che la sostenibilità del business sia bilanciata e ad oggi non mi sembra che questa bilancia sia “para”.

Vetrya: quali sono le vostre strategie per lo sviluppo della Nuova TV?

Industrialmente abbiamo tutti gli ingredienti di base per lo sviluppo della Nuova TV: piattaforma di distribuzione video over IP, sistema di video asset management cloud per la gestione dei processi di ingestion, encoding/transcoding, Digital Rights Management multiscreen, interconnessioni a Content delivery network, hosting, piattaforme di pagamento e capacità di dominare lo sviluppo di applicazioni client per i tutti i diversi device (fissi e mobili) connessi alla rete.

Una delle chiavi di sviluppo della Nuova TV si chiama “video social e multiscreen”: la possibilità di distribuire contenuti video su tutti gli schermi, dallo smarphone al tablet, dal web alle Connected TV, dai decoder ibridi alle console di gioco.

L’imminente sfida riguarderà inoltre lo sviluppo del concetto di Social TV: fornire esperienze video social che vanno ben oltre la visione passiva dei contenuti video. Interagire a pieno tra TV tradizionale e Internet TV con i principali social network, creando un coinvolgimento degli utenti introdotta da Facebook e Twitter.

Su questi temi abbiamo già rilasciato importanti progetti multiscreen, come ad esempio la Internet TV del quotidiano La Repubblica, il Corriere della Sera TV e molto altro ancora. Sono tutti segnali importanti che ci danno la percezione di un cambiamento in atto anche nel nostro Paese.

Recentemente avete lanciato il servizio B2C PrimoItalia. Un modello di business vicino all’esperienza di Boxee: IPTV mista free/pay fruibile sui device Internet-connessi. Viene escluso il pc, finestra Live a parte.

Da quali considerazioni nasce questa scelta?

PrimoItalia è un modello sperimentale di servizio multiscreen. Una sorta di “palestra innovativa” che ci consente di recepire le aspettative degli utenti e applicarle su progetti dedicati ai nostri Clienti. È l’esempio tutto italiano di un servizio multiscreen, che dimostra che cosa è possibile fare ad oggi sul nuovo mondo dei broadbander. 150 canali live, una modesta offerta di film on demand e content provider di rilievo. L’intera offerta è distribuita su smart TV Samsung, smartphone e tablet. Tutte applicazioni gratuite.

Un modello di business misto: il cosiddetto modello freemium, basato sull’advertising. Recentemente abbiamo chiuso un importante accordo con FOX Networks, che è la nostra concessionaria di pubblicità. Offriamo gratuitamente una serie di contenuti: a breve introdurremo dei contenuti a pagamento per servizi e film.

Personalmente non ho mai creduto ad un unico modello di business.  Ritengo che la vecchia distinzione tra free e pay, viene in qualche modo ibridata tra i diversi device.

Soluzioni tecnologiche, filiera distributiva e disponibilità di contenuti killer: quale di questi tre aspetti è da ritenersi in questo momento il più determinante per il successo della vostra iniziativa e perchè?

Direi che tutti i tre gli aspetti sono fondamentali per il successo dell’iniziativa. Sulla soluzione tecnologia e filiera distributiva, come ho già detto prima, abbiamo la garanzia di una piattaforma di distribuzione affidabile e robusta qual è quella di Vetrya, che copre in maniera egregia anche la gestione di eventuali carichi di rete, grazie all’utilizzo di più Content Delivery Network con cui siamo interconnessi.

Riguardo a contenuti e servizi killer, come li chiami, direi che più in generale servono innovazioni e sperimentazioni in questo campo, attualmente inesplorato. E questo è il nostro mestiere.

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