Alcuni giorni fa, il post si è arrampicato per un periodo fino al secondo posto nella Top 10 degli articoli più letti di Dicembre su Next-TV, vi avevamo riferito di un ritorno di fiamma per il filone delle trasposizioni da feed Twitter a fiction televisiva o quantomeno webseriale.

Scottati dalla cancellazione prematura di $#*! My Dad Says, la sitcom di CBS interpretata da William Shatner (il Capitano Kirk di Star Trek) – ascolti solidi sui 10 milioni di spettatori a puntata, ma inferiori alle attese di sfracelli cosmici e soprattutto deboli sul demografico chiave 18/49 anni – i grandi network hanno interrotto per quasi tutto il 2011 il lavoro di scouting avviato l’anno scorso nei meandri della neonata comicità a 140 caratteri.

Progetti su cui gli analisti scommettevano a occhi chiusi sono improvvisamente entrati nel cosiddetto development hell, “l’inferno delle infinite ri-stesure”. Tra le vittime celebri gli adattamenti TV dei brillanti, e popolarissimi, tweet di Dear Girls Above Me e Shh… Don’t Tell Steve. Ashton Kutcher, uno dei divi di Hollywood più attivi sui social media, li aveva pre-venduti alla stessa CBS, ma da quel momento se n’è persa traccia.

Passata la fase di pessimismo collettivo, i responsabili delle acquisizioni format presso gli studios sembrano però adesso aver ricominciato la loro caccia all’account vincente. Juliette Lewis ha contribuito non poco, recitando nella webseries tratta dai caricaturali e grotteschi tweet di Shit Girls Say e ammassando lo sproposito di 6,5 milioni di views su YouTube in 10 giorni, 1 milione e 200.000 solo nelle prime 48 ore. Un record a livelli di Mortal Kombat: Legacy, sugellato dagli oltre 2 milioni di spettatori per la seconda puntata e da un’infinita schiera di imitazioni, recensioni e persino parodie.

Il dato che deve aver fatto riflettere nelle stanze dei bottoni è lo squilibrio tra fan della versione sitcom e fan dei tweet: milioni su YouTube contro appena 57.000 su Twitter, in seguito gonfiati dal passaparola natalizio fino agli attuali 334.000.

In parole povere, un singolo caso mal gestito ($#*! My Dad Says) non fa regola universale. È possibile attrarre un pubblico di vaste dimensioni partendo da un autore Twitter di culto, senza preoccuparsi di convertire ogni singolo follower in un telespettatore e neppure di dover aderire al 101% alla fonte letteraria originale. L’importante è il concept di partenza, le sue potenzialità in abiti audiovisivi, e l’apporto promozionale nelle fasi di lancio – condivisioni, retweet e blog post – di uno zoccolo duro di fedelissimi. Per il resto tweet da 140 caratteri e fiction televisiva sono due generi agli antipodi e non ha logica sottomettere le esigenze dell’uno all’altro.

Sulla scorta di quanto sopra, NBC ha firmato ieri con @kellyoxford, star tanto di Twitter (268.000 follower) quanto della blogosfera canadese, un accordo per utilizzare i suoi fulminanti lampi di genio in una sitcom a camera fissa. La trama verterà sulla vita di una coppia in via di divorzio, costretta dalle difficoltà del mercato immobiliare a condividere casa con l’ingombrante e invadente cognata.

La Oxford, 32 anni, casalinga e scrittrice originaria di Calgary, nell’Alberta, a inizi 2011 aveva già tentato di traghettarsi da Twitter in TV con il progetto Mother of All Something: la cronistoria dell’infanzia dei suoi tre irrefrenabili pargoli. L’idea era venuta a Jessica Alba, a sua volta neo-mamma. Ma a dispetto della sua presenza come executive producer e di una legione di estimatori che andava dal critico Roger Ebert a Timothy Hutton, da Howard Stern a Jhoni Marchinko (l’uomo dietro Will and Grace e Murphy Brown), il famigerato development hell aveva alzato la testa e preso il controllo.

Testarda e decisa a non perdere fiducia nelle sue capacità drammaturgiche, così ha raccontato in una Lettera Aperta a Internet pubblicata su Tumblr, la Oxford si è messa in auto, ha guidato fino a Los Angeles, partecipato a riunioni su riunioni insieme al suo agente, completato nel frattempo un libro di riflessioni (Tutto è perfetto quando sei un bugiardo) e alla fine ha strappato un contratto da Universal TV.

Invece di portare avanti la sceneggiatura di Mother of All Something, la Universal le ha offerto di occuparsi di un concept sviluppato da Christina Weiss Lurie, proprietaria della squadra di football dei Philadelphia Eagles. Trovata l’intesa, sono andati da NBC, convincendoli a investire nella serie.

Da blog e Twitter star ad autore TV è dunque possibile. Il trucco è trovare la formula giusta.

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