L’11% della popolazione mondiale è iscritto a Facebook. Ci sono quindi più account Facebook in circolazione che non automobili (800+ milioni contro 750 milioni). Gli smartphone sono ancora indietro, ma guadagnano terreno a velocità stellari: 472 milioni di unità vendute nel 2011, ovvero il 37% degli americani e il 38% tra francesi, tedeschi, spagnoli, inglesi e italiani.

Naturalmente la penetrazione planetaria dei televisori obnupila persino gli iPhone e Zuckerberg messi insieme. A seconda delle fonti, il CIA World Factbook del 2003 o le stime del Wall Street Journal nel 2005, alcuni anni fa si ipotizzavano intorno agli 1,5 miliardi di apparecchi TV in funzione. È ragionevole presumere che quel numero sia oggi vicino, o abbia superato, i 2 miliardi.

Aggiungete alle statistiche sopra descritte il cocktail magico della convergenza crossmediale – preparato con ingredienti un tempo esotici come le Connected TV e la Social TV, ma ormai alla portata di tutti (sottinteso: i salotti, le cucine e le camere da letto) – e non c’è da stupirsi se nelle priorità di un producer del calibro di Mark Burnett abbiano rapidamente raggiunto la vetta l’interattività e le applicazioni di secondo schermo per iPad, iPhone e device Android.

Mark Burnett, per i neofiti della categoria reality & talent show, è stato nell’ultimo decennio il Re Mida dell’intrattenimento di prima serata USA e non. Di natali inglesi, quattro premi Emmy all’attivo, Burnett è esploso nel 2000 dirigendo e producendo per CBS l’edizione a stelle e strisce dello svedese Expedition Robinson, ribattezzata Survivor negli States.

In seguito ha creato The Apprentice, tramutando Donald Trump da immobiliarista al centro delle cronache finanziarie e scandalistiche in asso pigliatutto dei tele-ascolti internazionali. L’elenco di format ascrivibili a lui come idea e/o esecuzione è infinito, da Sei più bravo di un ragazzino di quinta elementare? alla fortunata localizzazione americana di The Voice, che oltre Atlantico ha ampiamente staccato X Factor per milioni di spettatori a puntata. Non esiste emittente generalista che non abbia trasmesso un suo show per multiple stagioni consecutive. Nel 2013 si dedicherà persino al documentario storico ad alto budget, realizzando per History Channel un adattamento di 10 ore de La Bibbia.

Con un simile curriculum alle spalle, è naturale che la notizia di un suo coinvolgimento diretto nel settore social engagement televisivo, tramite partnership con la start-up specializzata ACTV8.me, abbia attirato attenzione e suscitato curiosità tanto tra gli addetti ai lavori quanto nelle stanze che contano dei grandi broadcaster.

In un’intervista rilasciata ieri ai blogger di TubeFilter, Burnett si è detto convinto che: «Il pubblico odierno ha aspettative radicalmente diverse rispetto al passato nei confronti degli spettacoli TV. Vuole partecipare, sentirsi socialmente rilevante, entrare dietro le quinte e conoscere in anteprima ogni retroscena intessendo un rapporto diretto con i protagonisti degli show».

Per andare incontro alle richieste dell’audience – e risulta difficile considerarli bisogni secondari, quando ad affermare la centralità strategica è il numero uno del prime time generalista – servono piattaforme in grado di sincronizzare l’esperienza di consumo in diretta TV con quella su cellulari, tablet e ovviamente pc.

Non è solo questione di indici di ascolto. Il riposizionamento include anche e soprattutto strade alternative per catturare i budget pubblicitari. In parole povere, se gli spot che interrompono i programmi perdono valore, a compensare arrivano le campagne interattive integrate nelle applicazioni. Come dimostrano gli screenshot a latere, tratti dalla app per iPhone/iPad di Celebrity Apprentice. Guarda caso, sviluppata proprio dai programmatori di ACTV8.

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7 Responses so far.

  1. [...] Non passa giorno, ormai, senza almeno un annuncio di nuovi accordi commerciali o ambiziosi esperimenti editoriali nel vulcanico settore della Social TV e delle applicazioni di secondo schermo. [...]

  2. [...] del CES, come vi avevamo anticipato, sono state le Connected TV e l’ecosistema conseguente di applicazioni interattive, palinsesti on demand e rielaborazioni nell’approccio dell’advertising alla veicolazione dei [...]

  3. [...] L’applicazione per iPad di Sky News UK, 3 milioni di download a oggi, ripropone i report giornalistici dell’emittente, le interviste, gli articoli sul sito e qualsiasi altro contributo disponibile consentendo all’utente di personalizzare il modo con cui consumare il contenuto. Andare oltre l’assunto che tutto derivi a cascata dal palinsesto lineare e vi si debba adeguare impedisce di usare al meglio gli strumenti offerti dalle applicazioni di secondo schermo. [...]

  4. [...] in diretta con il palinsesto”, all’interno dei commercials della televisione generalista. Per i sostenitori delle applicazioni di secondo schermo, un trionfo [...]

  5. [...] trasmissione potrà prescindere da un contestuale supporto di applicazioni sincronizzate, frequentati account social e copiosi archivi video sontuosamente indicizzati. Chi cercherà di [...]

  6. [...] A quanto pare, la Social TV non è un monopolio dei telefilm americani ricolmi di elementi horror, fantasy o almeno vagamente soprannaturali, nè di reality e talent show con produttori innamorati delle applicazioni di secondo schermo. [...]

  7. Philip scrive:

    ranger@hagertys.bohn” rel=”nofollow”>.…

    ñýíêñ çà èíôó!…



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