Le mosse di Apple e Google sul fronte sempre più caldo delle Connected TV non vengono monitorate solo da blog e quotidiani specializzati. Come logico attendersi, l’attenzione – e talvolta il nervosismo – è ai livelli di massima allerta soprattutto tra gli attuali incumbent di settore, e probabili futuri competitor di Cupertino e Mountain View.
È altrettanto logico, dunque, che un gigante come Sony stia preparando una contro-strategia, tanto in termini di hardware (leggi: televisori ottimizzati per lo spettatore crossmediale) quanto di offerta di contenuti premium (come anticipato proprio ieri dal Wall Street Journal).
Come l’hanno subito etichettata gli analisti, basandosi sulle linee di prodotto in cui Sony è leader o vorrebbe diventarlo, è una contro-strategia dei 4 Schermi: TV, pc, tablet e smartphone. A illustrarla visivamente e confermarla ci ha del resto già pensato il recente spot del Sony Tablet.
L’obiettivo di Sir Howard Stringer, dal 2005 amministratore delegato e dal 2009 anche presidente della multinazionale giapponese, è di convincere i consumatori ad affidarsi per le loro esigenze di Nuova TV a una soluzione integrata di device tutti targati Sony. A partire da un apparentemente rivoluzionario modello di smart TV, in grado di impedire ad Apple di impadronirsi del nascente mercato, appena sarà commercializzato il televisore voce-comandato su cui Steve Jobs ha speso i suoi ultimi anni di vita.
In parole povere, evitare che si ripeta quello che già è successo con iPhone e iPad, e alla stessa Sony con iPod e Walkman. Stando a quanto hanno riportato i cronisti presenti la scorsa settimana a un evento del WSJ dov’era invitato Stringer, il quasi settantenne imprenditore è convinto al 100% che Jobs abbia risolto l’equazione “interfaccia auto-intuitiva per le TV di nuova generazione”, su cui si era a lungo arrovellato, e che le tempistiche per reagire all’imminente teleschermo di Apple siano oltremodo ristrette.
D’altro canto, al momento Sony rimette soldi su qualsiasi apparecchio televisivo che esce dalle sue fabbriche. Nel 2011 sono attese perdite operative per 1 miliardo di dollari, con la stragrande maggioranza del rosso dovuta all’elettronica di consumo (mentre generano profitti attività ancillarie come le assicurazioni e i servizi finanziari di Sony Life). È il quarto anno consecutivo di performance negative.
Per ribaltare la situazione, tuttavia, non bastano chip e pannelli LCD. L’esperienza Apple dello scorso decennio ha dimostrato quanto sia essenziale anche il controllo della catena distributiva, attraverso piattaforme software complementari e funzionali alle potenzialità del device. Se saranno le applicazioni a dominare la TV del futuro, insieme alla favolosa torta dell’advertising interattivo, nessuno può sperare di fronteggiare App Store e motori di ricerca di Apple e Google senza opporre una piattaforma alternativa.
Nel caso di Sony, la piattaforma in questione verrà costruita intorno alla PlayStation 3 e alla sua base pre-esistente di 55 milioni di utenti (più della metà in Europa e Nord America). L’idea è di fornire in abbonamento un servizio di canali premium, visibili in streaming sul televisore attraverso le PS3 Internet-connesse. Rispetto ai bouquet di pay TV tradizionali, verrebbero garantiti prezzi inferiori e maggiore flessibilità, inclusa probabilmente una scelta à la carte dei singoli contenuti; l’esatto opposto concettuale dell’odierna offerta a pagamento, fondata su pacchetti di emittenti divise per genere (cinema, sport, telefilm, documentari, etc).
Naturalmente, la stessa identica proposta di TV on demand su banda larga viene già presentata agli spettatori americani da Netflix, Hulu Plus e Amazon. Con Netflix attivo da diversi mesi anche in Canada, Messico e America Latina, e a breve anche in Regno Unito, mentre Hulu Plus è disponibile in Giappone. Amazon potrebbe imitarli presto, presumibilmente dopo l’uscita su tutti i principali territori internazionali del suo Kindle Fire.
Nessuno dei tre, però, offre broadcaster lineari. Sony sembrerebbe invece intenzionata a presentare un bundle a chi rescinde il suo contratto con gli operatori di pay TV via cavo, digitale terreste e satellite per iscriversi al servizio via PlayStation: sia archivi di entertainment on demand che canali classici (per intenderci i Discovery, gli ESPN, gli HBO e via dicendo). Per riuscirsi sono state avviate trattative un po’ ovunque.
Impossibile prevedere al momento se l’operazione avrà successo, e quali partner editoriali aderiranno alla piattaforma TV di Sony. Ma le decisioni di Sir Howard Stringer dimostrano quanto sia ormai inevitabile da qui a 5-10 anni un radicale stravolgimento dei meccanismi che regolano l’audiovisivo mondiale.
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