Con un mese di ritardo sul calendario, nei giorni scorsi Machinima, il cui canale YouTube funge nell’occasione da netcaster e distributore, ha rilasciato per conto di Warner Bros. Premiere la nona e ultima puntata della prima stagione di Mortal Kombat: Legacy.
Creata e diretta dal regista Kevin Tancharoen (autentico esegeta di MK e già autore nel 2010 del cortometraggio auto-finanziato Mortal Kombat: Rebirth), Mortal Kombat: Legacy ha riportato alla ribalta audiovisiva una saga di arti marziali e action adrenalinico sparita da oltre un decennio. Ovvero da quando uscì nelle sale, nel 1997, Mortal Kombat: Annihilation. Warner la sta utilizzando per testare le acque di un eventuale revival cinematografico, o in alternativa telefilmico.
Un esperimento a dir poco felice. Nella neonata industria webseriale MK: Legacy è un titolo spartiacque. Mai una fiction originale per Internet aveva toccato record di visualizzazioni accostabili per dimensioni grezze (mercato cinese escluso), e soprattutto mai nessun altra webseries aveva sostenuto così a lungo e con continuità simili livelli di audience.
In passato gli studi di settore avevano identificato una tendenza universale al crollo progressivo delle views, con emorragie fino al 500% tra la prima e l’ottava puntata di una webseries [vedi grafico a latere].
Con MK: Legacy la storia cambia. Mettendo da parte l’episodio inaugurale – 8 milioni di views nelle prime due settimane, 12 milioni e mezzo al più recente conteggio – anche una volta sfumato l’effetto dell’intensa campagna marketing di lancio l’intero ciclo è riuscito a mantenersi regolarmente tra i 2,7 e i 4 milioni di spettatori per ogni singolo appuntamento.
Si va dai 4,1 milioni di views del terzo episodio ai 2,7 del sesto, settimo e ottavo capitolo. Naturalmente gli ultimi segmenti della storia hanno avuto meno della metà del tempo per accumulare ascolti on demand sulla Lunga Coda, ma si può ragionevolmente ipotizzare che lo show abbia trovato un suo zoccolo duro stabile di appassionati poco sotto quota 3 milioni. Una base nella stragrande maggioranza ascrivibile alla fascia demografica 18/49 anni, quella che frequenta YouTube e quella più appetita dai pubblicitari. In parole povere, Warner può vendere agli inserzionisti una seconda stagione di MK: Legacy garantendo un pubblico fidelizzato e con un profilo dettagliato e definito.
È un dato di enorme rilevanza, perché avvicina il business dei serial online a quello degli sceneggiati TV di prima serata. Sia nelle dinamiche dei rapporti con gli sponsor che, dal punto di vista di una major, in termini di peso nell’economia complessiva degli investimenti da allocare annualmente.
Neppure negli States, infatti, è frequente individuare telefilm con consistenti ascolti sopra i 3 milioni nei demografici 18/49 anni. Fringe, il cavallo di razza del venerdì sera FOX in America, ha chiuso la sua terza stagione con una puntata da 3,3 milioni di spettatori (che diventano circa 6 dopo aver sommato gli ascolti time shifted di chi registra su DVR per successiva visione). Nota tecnica: anche Fringe è realizzata da una divisione di Warner Bros., che poi licenzia a FOX i diritti d’antenna.
Ora, se dai 3,3 milioni di Fringe separiamo i soli adulti 18/49 anni, improvvisamente Fringe e Mortal Kombat: Legacy scendono sulla stessa medesima linea. Con la differenza che in un caso si parla di una serie trasmessa su un canale TV generalista, nell’altro di una webseries diffusa su YouTube.
Il brand che volesse aggredire un target di consumatori amante dei contenuti fantasy/sci-fi interpretati da Fringe e Mortal Kombat si trova dunque di fronte a un’alternativa alla pari. Una novità assoluta nel mercato della fiction.
A vantaggio di MK: Legacy c’è naturalmente il fattore coinvolgimento sui social network. L’episodio #6 ha ricevuto finora 30.000 commenti, quasi quanti l’episodio #1, sebbene a un quinto delle views. Meno spettatori interagiscono di più. Ergo: si è creato un circolo virtuoso di social engagement nei confronti dello show. Un valore aggiunto non indifferente nella scelta dei budget per campagne pubblicitarie crosspiattaforma.
Spostiamoci in Italia, e andiamo a replicare i ragionamenti effettuati per Mortal Kombat: Legacy alla webseries di punta nel panorama nazionale: Freaks The Series. Il mystery a metà tra il vampirico e i cronoviaggi, diretto da Canesecco e Non Aprite Questo Tubo e prodotto dalla Show-Reel di Milano, vanta 760.000 spettatori per la puntata d’esordio, e una media solida sopra quota 400.000 per il resto della serie. Eccettuando il settimo episodio, uscito da poco e in ogni caso già a 375.000 views, le curve di Freaks oscillano tra 416.000 e 492.000 contatti a puntata.
Una rocciosa stabilità, invidiabile per qualsiasi fiction. Poiché sarebbe ingeneroso fare confronti con RAI e Mediaset, guardiamo Romanzo Criminale 2, la hit indiscussa dello scorso inverno per Sky Cinema. A Novembre 2010 la prima e la seconda puntata hanno raccolto 373.000 e 326.000 spettatori; i capitoli intermedi hanno ondeggiato tra i 270.000 e i 315.000, mentre il finale, in crescendo per via del passaparola e di un’attesa durata due anni per il tragico epilogo, ha sfondato i 500.000 spettatori.
Sulla scia dei “colleghi” di Mortal Kombat anche gli anti-eroi di Freaks, dunque, competono alla pari con le platee della serie di punta del 2010/2011 per la pay TV italiana. Con differenze legate al minutaggio in progressiva attenuazione (Freaks 7, Exit, dura 29 minuti). Leggi: c’è abbondante spazio adesso per affollare Freaks stagione 2 di spot.
Se nei prossimi 2 anni, dietro i titoli top come Mortal Kombat: Legacy e Freaks, inizierà a emergere una corposa presenza di prodotti seriali di appeal equivalente, il guanto di sfida delle webseries alla fiction tradizionale potrà dirsi davvero lanciato. E con l’avvento delle Connected TV sarà con ogni probabilità un duello all’ultima trattativa per strappare i più generosi inserzionisti.
di Andrea Materia
Twitter: @andreamateria
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